INTERVISTA AL PROF. PAOLO PUCCETTI

Il Prof. Puccetti, ordinario di Farmacologia presso l’Università di Perugia (h-index 90), è stato il primo a predire, in base alla teoria dell’evoluzione convergente, la comparsa di una variante con le caratteristiche di Omicron, ed è anche stato tra i primi a segnalare il potenziale effetto immuno-tossico da ripetuta vaccinazione con vaccini genetici (esaustione, anergia, paralisi del sistema immunitario). Con l’Europa che inizia a cambiare strategia, la Gran Bretagna ha dichiarato che rimuoverà le restrizioni e i pass, stesso vale per la Spagna. Anche Israele, paese-laboratorio, eliminerà il green pass, misura ritenuta non utile nel contenere i contagi. Parleremo di questo ed altro con il Prof. Puccetti, per capire cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane.

Cosa pensa della attuale fase?

Va premesso che ci sono quattro coronavirus che hanno preceduto l’arrivo dell’attuale SARS-CoV-2. Questi sono endemici (sempre presenti nella popolazione) e sono la principale causa del comune raffreddore, che si contrae una o più volte ogni anno. È molto probabile che ciascuno di questi, quando fece il suo ingresso nella popolazione, causò un’alta mortalità, che però, per inadeguatezza dei mezzi di indagine allora disponibili, fu scambiata per una forma più virulenta di influenza.

Come sono evoluti i quattro Coronavirus noti?

Siamo in una fase endemica con Sars-CoV2? Per questi quattro coronavirus, la progressiva endemizzazione ha portato, negli anni, a stabilire un compromesso di mutuo vantaggio tra ciascuno dei quattro e la popolazione: persistere (cioè mantenere una presenza costante nella popolazione senza arrecarle più danni di un fastidioso raffreddore). Questo compromesso poggia sue due pilastri: a livello di popolazione, la comunità ha 60–70% di anticorpi protettivi, che aumentano ogni volta che l’individuo prende il raffreddore (una specie di “richiamo”). A livello individuale, l’immunizzazione comincia nella primissima infanzia (i bambini prendono continuamente il raffreddore, talora con sintomatologia più severa che nell’adulto, accompagnata da febbre e tosse) e si sviluppa fino a pienezza nell’età adulta. Alcuni adulti sviluppano (o hanno accumulato) anticorpi in quantità così elevata che prendono il raffreddore ogni 2–5 anni.

Perché in questo momento, subito dopo il suo ingresso nella popolazione umana, Sars2 ha causato una pandemia che sta evolvendo in endemia (convivenza)?

In primis, la percentuale di soggetti che si sono positivizzati in modo asintomatico è stata molto più alta di quello che generalmente si crede: è possibile che gli anticorpi e i linfociti immuni (che abbiamo tutti) verso i Coronavirus già endemici ci abbiano protetto già parzialmente, proprio perché, condividono, con il SARS-CoV-2, caratteristiche di Famiglia.

Chi è più suscettibile? Chi si è ammalato allora?

I soggetti fragili, senz’altro, come pure gli iper-reattivi, nonché i normoreattivi che hanno ricevuto una carica virale massiccia. Nei polmoni, per lo più, i linfociti T si sono attivati, ma sono andati in “esaustione funzionale”, e la loro funzione è stata rimpiazzata da cellule dette macrofagi (figlie dei monociti circolanti) che hanno generato una risposta immune non-controllata, l’iperinfiammazione, dando il via alla tempesta citochinica e a tutto quello che da questa consegue, compresa la liberazione sistemica (in tutto l’organismo, attraverso il sangue circolante) della tossina, la vera causa delle complicanze sistemiche.

Quali sono stati gli effetti della vaccinazione di massa?

Le cinque ben documentate pandemie degli ultimi 130 anni offrono una “planimetria” di come sta evolvendo l’attuale. Non c’erano vaccini, e ciascuna si comportò come una scossa di terremoto (onda d’urto) seguita da scosse di assestamento. L’attuale ha esattamente lo stessa andamento, e la scossa d’urto è passata. Ne sono testimoni i dati, che dimostrano come la malattia sia l’eccezione e non la regola, che è per lo più una condizione simil-influenzale, che si risolve in modo auto-limitante con il supporto di farmaci sintomatici di tipo tradizionale. L’esperienza clinica dimostra che, nei casi gravi, gli unici farmaci che si sono dimostrati migliorare la prognosi sono dosi modeste e oculate di corticosteroidi.

Perché alcuni paesi hanno deciso di porre fine alla pandemia?

La Gran Bretagna ha dichiarato la cancellazione del green pass, Israele lo stesso, riumuoveranno il green pass perché non è una misura “sanitaria” e la quarta dose non protegge come predetto.

Quindi?

La fine della pandemia non sarà un processo uniforme. La pandemia è un fenomeno biologico, ma è anche un fenomeno politico e sociale. Una pandemia non finisce con una percentuale di popolazione vaccinata pari al 100%, né con un tasso di mortalità pari a zero, ma solo quando la gente decide che è ora di ricominciare a vivere.

Cosa pensa di Omicron, è la variante che si sta adattando all’uomo, per conviverci come gli altri quattro coronavirus del raffreddore?

Omicron ci può aiutare nel processo di endemizzazione e contribuire a costruire quel 60-70% di immunità di popolazione che ci porterà fuori dalla pandemia.
Un recente articolo pubblicata dalla prestigiosa rivista americana JAMA discute della buona novella che viene dal Sudafrica, paragonano le quattro ondate in Sudafrica, e considerando la quarta come dovuta, per all’incirca l’80%, a Omicron. Si osserva come, a dispetto della aumentata contagiosità della variante, la percentuale di pazienti che hanno richiesto ospedalizzazione è passata da 67,8 (prima ondata), 69,0 (seconda ondata), 69,3 (terza ondata) al 41,3% (quarta ondata), tutte differenze “statisticamente significative”, che attestano l’unicità del comportamento del virus nella quarta ondata rispetto alle precedenti. Anche se, apparentemente, i non vaccinati corrono un rischio di ospedalizzazione 2,74 volte maggiore dei vaccinati, la letalità è molto bassa nella quarta ondata (e potrebbe essere spiegata dal quel residuo 20% non dovuto a Omicron): 2,7% degli ospedalizzati a fronte del 19,7 (prima), 25,5 (seconda) e 29,1% della terza.

Quindi, che succederà nei prossimi giorni? Fatti i calcoli, secondo l’algoritmo proposto dal CDC americano, stante l’attuale situazione Italiana, nell’ultima settimana di gennaio avremo un raddoppio dell’incidenza, cioè del numero di positivi ogni centomila abitanti – un aumento di incidenza del 100% – con una cinetica esponenziale di raddoppiamento dell’incidenza stessa (tempo di raddoppiamento) all’incirca di 3–4 settimane. L’effetto “sudafrica” mitigherà l’impatto sulle ospedalizzazioni e il ricorso alla terapia intensiva, auspicabilmente. La presenza di sintomi è attualmente superiore di una volta e mezzo nei non vaccinati rispetto ai triplo-vaccinati. Dei comunque positivi, l’1% richiede ospedalizzazione, e lo 0,1% terapia intensiva. Qualche giorno fa si sono registrati 434 decessi in 24 ore in Italia (anche se 68 decessi erano stati aggiunti in modo differito, perché attribuibili ai giorni di dicembre).

Insomma, le curve di mortalità cosa fanno prevedere?

Le curve di mortalità sono assolutamente identiche per andamento a quelle cinque (note) degli ultimi 120 anni: la vaccinazione di massa è stata – nel migliore dei casi – ininfluente sulla diffusione virale. Il 100% della popolazione è stato, è, o sarà in breve tempo positivo per una finestra temporale di 7–10 giorni. Continuare a fare test antigenici o molecolari a tappeto non migliorerà o accorcerà quella che è adesso più simile a un leggero mal di gola (con lieve febbre per una o due notti) che a una sindrome influenzale. Continuare con vaccinazioni ripetute e ravvicinate rappresenta un reale rischio di indurre una condizione di “disagio permanente” del sistema immunitario che fu proprio descritto per la prima volta con infezioni croniche virali, fenomeno noto come “esaustione delle cellule T”.

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