DAI LOCKDOWN AI BLACKOUT

Partiamo dalla sintesi di un post del 19 Dicembre del 2021.

https://www.facebook.com/giorgio.bianchi.photojournalist/posts/pfbid06obNKaLkgHcFAyecgoupaJe3YdC2n7YQJwpCk4sdHeB6FU2hWjeBh9JrpsVFLfSLl

L’inflazione è fuori controllo, i blocchi non bastano più, serve una scusa per fermare le produzioni.
La valuta euro, per giunta, è deflazionistica per definizione, cioè “funziona” come previsto solo quando c’è una bassa inflazione nella zona euro.
Cosa c’è di meglio allora di un bel blackout?
Avranno il coraggio di imputare ai novax anche i blackout?
Oramai la narrazione fa acqua da tutte le parti, se non scoppia il conflitto tra Ucraina e Russia sono nei guai fino al collo.
Per procedere con l’agenda gli serve lo spauracchio di un nuovo nemico da agitare in faccia alle masse.

Dopo il COVID, la domanda e i consumi nell’UE, prima stagnanti, sono tornati a crescere dopo i blocchi, ma solo temporaneamente. La rottura della catena di approvvigionamento dovuta ai lockdown, combinata con un’esplosione dei prezzi globali delle materie prime, ha fatto il resto, creando un’esplosione dei prezzi in gran parte inaspettata per le sue dimensioni. In aggiunta a ciò, nell’UE si è verificata una diminuzione degli impianti di stoccaggio e anche in una certa misura “carenze” pianificate di gas, in particolare nel nord Europa, poiché i loro depositi di gas non sono stati riempiti correttamente come avrebbero dovuto essere. (Forse per “aiutare” l’approvazione del North Stream II, come requisito necessario per l’UE?)
Queste circostanze hanno causato il fallimento di importanti meccanismi di contenimento della crisi nell’area dell’euro. In altre parole, l’inflazione, seppur domata, andrà fuori controllo nei prossimi mesi, se non ci saranno interventi correttivi a scapito soprattutto nei Paesi più colpiti dalla crisi COVID e più indebitati, oltre che istituzionalmente deboli.
L’Italia rientra perfettamente in questa descrizione, perché oggi sopravvive grazie alle linee di credito della BCE nell’acquisto di BTP (obbligazioni italiane) insieme all’accordo PNRR money/Green EU con il governo Draghi, che finge di far crescere il PIL, ma in realtà , è solo crescita nominale.
Senza cancellarlo, il debito dell’Italia è vicino al 180% senza considerare la sua economia sommersa; sostanzialmente lasciando il debito pianificato del paese da rimborsare in un secondo momento. Alla fine, il default pilotato italiano è solo questione di tempo, magari da barattare in cambio di preziosi beni italiani a titolo di risarcimento. In altre parole, una colonizzazione mascherata, che deve ancora venire.
Questo è stato per troppo tempo il contesto dei lockdown attuati in Europa, che hanno allontanato la domanda di beni. Blocchi che ora sono di nuovo possibili dopo Omicron.
In realtà, i lockdown oggi sarebbero scientificamente insensati, data l’assenza di una crisi medica. Ora vengono sostituiti da una mirata riduzione dei consumi, escludendo cioè dalla vita sociale un gran numero di persone non vaccinate, almeno in Austria, Germania e Italia (ancora una volta unite nei loro destini socio-sanitari, come è avvenuto 85 anni fa).

Eccoci dunque, finalmente, a dover interpretare le recenti parole di Giorgetti , il ministro dell’Economia italiano che ha affermato, a nome dell’UE, “che l’anno prossimo potrebbero esserci blackout nell’eurozona” (quindi in Italia…).
Questo è un promemoria: l’ultimo blackout di un’intera nazione – al buio, vedi sotto – è avvenuto in Italia, nel 2003.
Infatti, il blackout energetico recentemente annunciato da Giorgetti avrebbe la stessa funzione di un lockdown: rimuovere la domanda, cioè abbassare i prezzi al consumo (inflazione).
Sapendo bene che, a partire dal 1° gennaio 2022, con le nuove tariffe dell’energia elettrica e in parte del gas, le aziende, a seconda dei contratti di fornitura, si troveranno ad affrontare aumenti a doppia e anche tripla cifra.
Con ulteriori rialzi previsti, anche a doppia cifra, le aziende italiane, nel secondo trimestre del 2022, si troveranno in una situazione di Catch-22. O devono smettere di produrre e pagare penali ai loro clienti, oppure devono pagare profumatamente energia e materie prime che sarebbero a prezzi così alti che non sarebbero mai in grado di trasferire ai loro clienti durante una crisi sistemica.
Da qui la necessità, più che l’opzione: invocare la forza maggiore per smettere di produrre.
Ora chiediamoci: come si fa a smettere di produrre beni industriali senza essere portati in giudizio dai clienti?
Quale scelta migliore di un blackout “statale”?
Guardando il blackout del 2003, ci si rende conto che tutto è possibile, visto quanto poco normale fosse anche allora…
Le ragioni per un blackout il prossimo anno sarebbero molto forti, soprattutto in Italia, un Paese dove le pensioni statali pagate sono ancora tante quante sono le persone che lavorano. In altre parole, un Paese tecnicamente vicino al fallimento, in primis del suo sistema previdenziale insostenibile.
Quindi, se ci pensiamo, un blackout potrebbe essere un modo quasi accogliente per non onorare i nostri contratti.
E, soprattutto, negare l’inflazione: se un prodotto non è sullo scaffale, che prezzo deve essere indicato? Forse zero? Esatto… annientare l’inflazione statistica!

Non importa, perché se ciò accade, ucciderà un paese. Ma c’è un ulteriore punto critico: come sarà attuato un eventuale blackout?
La storia può aiutarci. Secondo il rapporto svizzero dell’Ufficio federale dell’energia, il blackout del 2003 si è verificato in situazioni molto strane, soprattutto da parte italiana (ma non solo).
Insomma, in Svizzera ci sono stati due alberi caduti in serie, con un certo ritardo. Due cortocircuiti senza contatto, cioè interruzione fisica della linea ma solo del flusso elettrico, per sicurezza intrinseca.
Nel cuore della notte c’è stata una telefonata (non registrata, forse anche metà smentita in tutto il suo contenuto dalle autorità italiane, alcuni dettagli sembrano ancora mancare) dell’operatore svizzero a Roma per contromisure a livello di rete elettrica.
Tra il primo e il secondo albero caduto (di per sé un evento molto strano e quasi surreale, a causa delle condizioni meteorologiche molto miti, vedi sotto), c’è stata una sconsiderata decisione italiana di aumentare la richiesta di energia dal lato della Penisola invece di abbassarlo.
Poi la caduta del secondo albero, pur in assenza di vento (in zona Sils/CH), che si traduce – come il primo – in un corto circuito senza contatto.
Da segnalare che il secondo albero sarebbe caduto nella zona di Hinterrein a ridosso della “Valle del Lei”, dove si trova una delle principali centrali elettriche della Svizzera, esattamente la stessa zona in cui doveva essere spostato il confine italo-svizzero costruire tale infrastruttura strategica per questo vincolo (legge italiana 9.3.1957 n. 317, protocollo di confine italo-svizzero).
Ironia della sorte, il principale azionista di questa centrale era ed è tuttora Edison, con sede a Milano, originariamente parte del Gruppo Montedison; e, indirettamente, all’epoca, una società svizzera fortemente partecipata dal colosso energetico francese EDF (oggi anche Edison è di proprietà di EDF).
Insomma, un giallo internazionale, che a nostro avviso difficilmente si ripeterà oggi.

Quindi, questa volta, dopo lo spaventoso Trattato del Quirinale tra l’establishment politico di Roma e la Francia, dovremmo forse guardare a Parigi.
Si noti che uno dei maggiori flussi energetici in Italia proviene dall’arco di nord-ovest, cioè dalla Francia. E praticamente tutto questo flusso confluisce nel nodo di Rondissone, dove confluisce la maggior parte dell’energia elettrica importata dall’estero.
In questo contesto, un abile osservatore cercherebbe problemi sulla linea di approvvigionamento estero a Rondissone (vicino a Torino) e oltre, per anticipare, più che prevenire, un possibile black out.
Se l’UE non vuole vedere esplodere la sua creatura preferita, l’euro, deve ora bloccare l’inflazione in arrivo.
Per finalizzare questo scenario è probabile che tra Bruxelles, Parigi e soprattutto Berlino – con Draghi al timone ora e forse durante tutto il 2022, a Roma – queste persone siano disposte a tutto pur di salvare i propri interessi, che ruotano attorno alla euro attuale. O quello futuro (…).
Per questo stiamo ponendo così tanta attenzione alle implicazioni delle parole di Giorgetti, che devono ancora venire…

Perchè ci sono stati i lockdown( e perchè ci saranno i blackout).
Analisi del prof. Fabio Vighi (Cardiff University).

[…] Per comprendere le ragioni della pandemia dobbiamo inserirla nel contesto economico che le spetta. Pochi mesi prima della comparsa del SARS-CoV-2, la Fed stava cercando di domare l’incendio che divampava nel sistema interbancario. Sappiamo che nel magico mondo della finanza, tout se tient. Un battito d’ali di farfalla in un certo settore può far crollare l’intero castello di carte; a maggior ragione in un sistema drogato di debito, sorretto cioè da credito erogato a tassi vicini o pari a zero. Se lasciato al suo corso, l’incendio avrebbe contagiato i cicli economici globali legati a produzione e distribuzione, attraverso un effetto domino di insolvenze e default di tale portata da minare persino la tenuta del dollaro quale valuta di riserva globale.

Ci sono buone ragioni per sospettare che la crisi di liquidità nei circuiti finanziari fosse divenuta esiziale, al punto da imporre l’extrema ratio del congelamento dell’economia. Solo un coma economico indotto avrebbe garantito alla Fed lo spazio d’azione necessario a sbrogliare la matassa finanziaria. Dietro il paravento pandemico la Fed ha lavorato alacremente a tappare le voragini apertesi nel sistema dei prestiti interbancari, aggirando sia l’iperinflazione che il Financial Stability Oversight Council (agenzia federale per il monitoraggio del rischio finanziario creata nel 2010). Come ha scritto l’economista Ellen Brown, si sarebbe trattato di un altro bailout (salvataggio), ma questa volta sotto le mentite spoglie di un virus. John Titus, che da anni vigila sulle operazioni della banca centrale americana, non ha dubbi: “La pandemia virale è la narrazione di copertura [cover story] che ha permesso alla Fed di dare il via al piano BlackRock con un’ondata di acquisti massicci e del tutto senza precedenti.” Altri sono arrivati alla medesima conclusione.

In questa sede non importa stabilire dove esattamente si trovasse la miccia, perché quando l’aria è satura di materiali infiammabili qualsiasi scintilla può causare l’esplosione. Preme piuttosto constatare che nell’autunno del 2019 il sistema finanziario avesse raggiunto un’altra volta il punto di non ritorno. La vulgata del mainstream andrebbe dunque rovesciata: la finanza non è crollata perché è stato necessario imporre i lockdown; piuttosto, è stato necessario imporre i lockdown perché la finanza stava crollando. Il congelamento delle transazioni commerciali ha infatti drenato la circolazione del denaro e la richiesta di credito. Ciò ha permesso la ristrutturazione dell’architettura finanziaria attraverso manovre monetarie straordinariamente aggressive, possibili solo all’ombra di un’economia bloccata. E se oggi si comincia a riaprire, lo si fa con estrema cautela, evocando ‘varianti’ che andrebbero interpretate come sintomi dissimulati del rischio inflazionistico, autentica spade di Damocle da cui non si capisce come potremo liberarci.

A mio modo di vedere siamo di fronte a un cambio di paradigma. La gestione autoritaria di economia e società si impone come condizione necessaria alla sopravvivenza (distopica) del capitalismo stesso, che non è più in grado di riprodursi attraverso il lavoro salariato di massa e l’annessa utopia consumistica. L’agenda che ha partorito il fantasma della pandemia come religione sanitario-vaccinale nasce dalla percezione della sopravvenuta impraticabilità di un capitalismo a base liberal-democratica. Mi riferisco al crollo di redditività di un modello industriale reso obsoleto dall’automazione tecnologica, e per questo sempre più vincolato a debito pubblico, bassi salari, centralizzazione di ricchezza e potere, stato d’emergenza permanente, e alla creatività del settore finanziario, dove il denaro si moltiplica da sé, per partenogenesi.

Se partiamo da questo assunto, noteremo che il blocco dell’economia subdolamente attribuito all’emergenza sanitaria ha ottenuto risultati tutt’altro che disprezzabili in termini capitalistici. Ne sottolineo rapidamente quattro: 1) Ha permesso alla Fed di riorganizzare il settore finanziario grazie alla stampa di miliardi di dollari a getto continuo; 2) Ha accelerato il processo di estinzione delle piccole e medie imprese, consentendo ai maggiori gruppi di potere di monopolizzare i flussi di commercio, legandoli alle politiche monetarie delle banche centrali; 3) Ha ulteriormente alleggerito il costo del lavoro, facilitando inoltre cospicui risparmi attraverso lo smart working (che è smart soprattutto per chi lo impone); 4) Ha favorito la crescita dell’e-commerce, l’esplosione dei Big Tech, e la proliferazione del farma-dollaro – inclusa la tanto denigrata industria della plastica, che ora produce milioni di mascherine e guanti alla settimana, molti dei quali finiscono in mare (per la gioia dei green new dealers). Nel solo 2020, la ricchezza dei circa 2.200 miliardari del pianeta è cresciuta di 1.9 trilioni di dollari, aumento senza precedenti storici.

L’ipotesi del motivo economico deve dunque essere inserita in un più ampio e complesso contesto di trasformazione sociale. Lo scenario che ci si prospetta, se solleviamo il velo di Maya, è di carattere marcatamente neo-feudale. Masse di consumatori sempre meno produttive vengono regimentate, semplicemente perché i nuovi glebalizzatori non sanno più che farsene. Insieme ai sottoccupati e agli esclusi, il ceto medio impoverito diventa un problema da gestire con il bastone del lockdown (a breve anche in versione climatica), del coprifuoco, della propaganda, e della militarizzazione della società, piuttosto che con la carota del lavoro, del consumo, della democrazia partecipativa, dei diritti sociali (sostituiti nell’immaginario collettivo dai diritti civili delle minoranze), e delle ‘meritate vacanze’.

Conclusione: soggetto per un nuovo film di fantascienza.

Per congelare l’inflazione e tenere in vita un sistema economico agonizzante e sull’orlo del collasso, si scelse di ricorrere ai lockdown energetici.
Per indurre le masse ad accettare il nuovo regime di confinamento, sul modello di quello testato durante la fase di addestramento, squadre di sabotatori cominciarono ad operare nelle centrali per provocare una serie di blackout.
La colpa dei sabotaggi fu fatta ricadere ad arte sui servizi russi, scatenando un’ulteriore ondata di odio russofobico.
Il blackout provocato durante le feste di Natale si protrasse per più giorni. Al terzo giorno senza corrente elettrica, gruppi di provocatori legati alla malavita organizzata, indossando la maschera del Joker, si diedero al saccheggio nelle grandi città.
Fu proclamata la legge marziale: coprifuoco, check point e militari per le strade.
Dopo un periodo di regime di chiusura duro e di razionamento dell’energia, la situazione tornò ad una parvenza di normalità.
L’erogazione della corrente elettrica tornò ad essere abbastanza stabile.
Gli studenti furono di nuovo messi in dad, la stragrande maggioranza dei lavoratori in smart working. Fu stilato un elenco delle attività non necessarie.
La rete di sorveglianza elettronica di massa fu potenziata.
Fu istituito anche un lasciapassare elettronico sul modello del Green Pass per regolamentare la circolazione delle persone e gli acquisti, soprattutto quelli di carburante. Attraverso un sistema di crediti sociali fu istituita una premialità per i comportamenti virtuosi di cittadini e imprese.
Molti videro in tutto ciò una grande opportunità per invertire la rotta, rispetto ad uno stile di vita ritenuto responsabile dei cambiamenti climatici.
Ma non vi dovete preoccupare, è solo la trama di un film di fantascienza.
Forse…

La vicenda di Andrej è la più grande tragedia che ho potuto testimoniare, perché ho respirato l’atmosfera del prima e del dopo.
L’inalazione di quella irreversibilità degli eventi intossica l’organismo per sempre.
Che poi è quello che ha mirabilmente scritto Thomas Wolfe nel suo capolavoro “Non puoi tornare a casa” (You can’t go home again).
I personaggi del Cacciatore non potevano tornare a “casa” perché la loro casa non esisteva più.
O meglio esisteva, ma era oramai in un’altra dimensione.
Era nella dimensione del prima della guerra.
La loro casa era l’innocenza perduta.
La tragedia deriva dal fatto che tu entri nello stesso luogo e pensi che automaticamente ti restituisca le sensazioni di sempre.
Purtroppo spesso non è così.
Spesso quel luogo esiste solo nella dimensione dei tuoi ricordi.
La distanza incolmabile tra le due dimensioni è il senso stesso della tragedia.
E’ come trovarsi difronte ai propri desideri ma essere separati da essi da un vetro blindato.
Il vetro blindato è quella patina che percepisci ma che non riesci a spiegarti.
E’ il separatore tra la felicità e il ricordo della felicità.