IL MONDO È DI CHI FA PROGETTI (quindi non è nostro)
Ho fatto un collage di vecchi articoli di Pierluigi Fagan per cercare di spiegare, spero per l’ultima volta, che esiste un mare tra le strategie messe a punto nelle stanze dei bottoni e le scemenze buttate sul web e sulle testate cosiddette autorevoli, da commentatori più o meno improvvisati che basano le loro analisi sulle dichiarazioni a vanvera dei cosiddetti leader o di gente pagata per diffondere nebbia di guerra.
L’obiettivo strategico dell’Impero è chiaro, lineare: mettere in cassaforte l’Ucraina occidentale per trasformarla nell’Israele d’Europa.
Punto. Molto semplice da comprendere.
Per fare questo hanno utilizzato la zampa del gatto, ovvero i Russi, che gli hanno usato la cortesia di semplificare un paese complesso eliminando la “bad company” e lasciandogli la “good company”, quella che diventerà appunto l’Israele d’Europa.
Basterebbe leggere correttamente la modalità di questa operazione, per capire cosa faccia di mestiere chi determina il destino dei popoli. Lavora nella finanza, nel mondo delle banche. Quando deve risanare un’azienda o una banca, scarica sulla collettività i costi sociali ed economici, e si tiene la polpa.
E’ quello che stanno facendo con l’Ucraina, sfruttando la Russia e l’Europa.
I russi avanzano lentamente, con costi umani ed economici enormi.
Gli ucraini non cedono neanche un centimetro di territorio senza combattere (i neonazisti sono lì per questo, per garantire che nessuno si ritiri o cerchi di arrendersi).
Gli europei hanno fatto capire che in caso di rischio collasso dell’Ucraina, sono pronti a mandare le truppe sul campo attraverso le avanguardie a est, per puntellare il regime.
Difficilmente, molto difficilmente la Russia riuscirà nell’intento di far capitolare l’Ucraina.
E questo è il punto. L’obiettivo strategico della Russia non era quello di portare a casa il Donbass. Era quello di riportare indietro l’Ucraina a prima del colpo di Stato.
La porzione russofona era il piede che i russi tenevano tra lo stipite e la porta per evitare che l’Ucraina scivolasse ad occidente. Una volta rimosso il piede, una volta rimasti con le regioni russofone tra le fauci, la porta verrà sbattuta in faccia ai Russi.
Il resto del Paese, l’80% finirà in mano all’Occidente. Sarà ricostruito, infrastrutturato secondo criteri avveniristici, armato fino ai denti, ripopolato con la diaspora occidentalizzata e radicalizzata fino al midollo e così fatto, sarà conficcato sul fianco della Russia.
Una riedizione della Germania suddivisa tra Ovest e Est. Ricordate come è finita, giusto?
Trump e l’Europa stanno giocando al “poliziotto buono” e al “poliziotto cattivo”.
L’Europa sta mostrando i denti dal cancello, cercando di far intendere che non esiste nessuna possibilità che il governo ucraino cada, mentre Trump si mostra come quello che vuole chiudere la partita (tanto se la situazione resta così gli USA portano a casa il risultato) e sta offrendo (con la complicità dei media e dell’Europa) una exit strategy a Putin per fargli vendere alla sua opinione pubblica, un qualche tipo di successo. Se avessero saputo che sarebbe finita così, non credo che i russi avrebbero ripetuto quel passo.
Zelensky è un morto che cammina ed è pronto per fare da capro espiatorio e vendere alla sua opinione pubblica la perdita dei territori e l’apparente sconfitta.
In realtà a perdere sono sia gli ucraini (che hanno lasciato sul campo per sempre la sovranità, centinaia di migliaia di vite umane e i territori), i russi (che hanno perso centinaia di migliaia di vite, l’influenza sul “cuscinetto” ucraino e la possibilità di avere rapporti con l’Europa) e gli europei, che perdendo lo sbocco ad oriente finiranno per essere fagocitati dall’Impero, faranno da bancomat per l’Ucraina e l’Est, saranno ucrainizzati e condannati ad un perenne stato di conflitto con la Russia e con la Cina soprattutto.
L’Impero vince: non ha pagato nulla in termini di vite umane, ha rotto definitivamente il cordone ombelicale tra Europa e Russia, si prende l’80% dell’Ucraina (ha già in mano un contratto di tipo coloniale per prendersi il 50% dello sfruttamento del sottosuolo con tanto di possibilità di piazzare legalmente contractors a sorvegliare le operazioni), guadagna con il gas liquefatto, con la vendita delle armi, con gli investimenti per la ricostruzione e per giunta potrà riprendere a fare affari con la Russia.
Lo capite che Trump vuole solo cristallizzare questo risultato? Che non c’è amore verso di noi? Che l’amore, finto, verso la Russia è funzionale a chiudere la questione così com’è e a cercare di allontanare Mosca da Pechino?
A quel punto “resterebbe” soltanto di ricondurre i bolsi e invecchiati popoli europei all’interno della Storia. I maltrattamenti dell’amministrazione servono proprio a scuotere gli europei dal torpore e riportarli alla realtà, al fatto che il mondo si basa sui rapporti di forza, non sull’economia e sulle scemenze da salottino perbenista.
Se gli europei capiscono che devono rientrare nella storia (non per affrancarsi ma per servire l’Impero) a quel punto gli USA potrebbero anche mollare la Nato. In questo modo, se incoraggiate da una successiva amministrazione l’Europa e l’Ucraina volessero riprendere le ostilità, loro non avrebbero nemmeno un qualche obbligo di intervento diretto.
Lasciata la pratica Russia in mano all’Europa+Ucraina e quella Medio Oriente in mano a Israele, a questo punto l’Impero potrebbe rivolgere le sue attenzioni al pezzo grosso.
Già perché una volta chiusa la pratica Ucraina (chiusa per gli Usa con la tregua, non per noi), gli USA si potranno dedicare alla Cina. E il primo passo sarà proprio quello di continuare a lavorare sulla Russia per separarla dalla Cina, non a livello di élite, ma a livello di popolo.
Difatti, molta della propaganda trumpiana è rivolta al popolo russo, quello della Russia profonda.
Questa è a grosse linee la situazione.
Il resto sono chiacchiere da bar.
Per chi volesse approfondire, di seguito ci sono gli articoli di Fagan.
Forse leggendoli si capirà meglio la differenza tra strategia e tattica, tra chi fa progetti a lungo termine e chi improvvisa (o si improvvisa).
IL SEGNO DEI TEMPI.
Di Pierluigi Fagan
Negli USA, luogo centrale del sistema occidentale, è andata al potere una coalizione variegata. Elite che neanche fanno finta di aver un qualche rispetto per quella cosa che si definisce democrazia e non lo è, agiscono, ma “in nome del popolo”. Non solo il presunto “popolo” gli ha dato confuso mandato con soli due milioni di voti su 150 di votanti su circa 230 milioni aventi diritto, ma la composizione di questa élite è assai variegata al limite dell’eterogeneità. Non meno lo è il presunto “popolo” del resto. Si va dalla lobby petro-carbonifera al conservatorismo religioso cristiano-protestante profondo, dal suprematismo bianco allarmato dal destino minoritario e al machismo allarmato dalla retorica femminista e omosessuale a un gruppo di nerd che fanno soldi che vorrebbero trasformare in potere e via così, più la parte -forse maggioritaria- semplicemente scontenta del precedente governo.
Il Leader è un signore quasi ottantenne, esperto nel fare trattative sebbene abbia dilapidato la ricchezza ereditata dal padre, che vuole prendersi Panama, il Canada, la Groenlandia e Gaza come proprio off-shore.
Questa partizione oggi al potere di Washington si giustifica anche dall’essere contro l’altra, quella che ha dominato negli ultimi quattro anni. Le due élite che governano gli States dalla fondazione, si alternano a seconda di quanto riescono a convincere il “popolo” che l’una è meglio dell’altra, per cosa poi non si capisce visto che entrambe si fanno i propri affari e non certo quelli di un popolo che ha un 18% circa poveri, è al 93° posto tra i Paesi del mondo per uguaglianza sociale (indice Gini), pur essendo il 10° per teorico Pil pro-capite. La scienza politica (americana) ha certificato da anni che quella americana non è più una “democrazia” (semmai lo è stata), tuttavia a loro piace dirsi così e i più, in Occidente, ci credono pure.
Gli USA si sono retti, sino ad oggi, su una esagerata rapina di ricchezza fuori dai propri confini che permettesse un tenore di vita medio confortevole, nonostante l’asimmetrica ridistribuzione interna della ricchezza. Oggi tale rapina continuata non è più possibile, nessuno ha in mente di ridiscutere la ridistribuzione interna, l’ambiente interno si sta surriscaldando anche se il tutto è deviato su temi secondari che nulla hanno a che fare con il benessere sociale riequilibrato.
Qui da noi, invece, hanno di recente deciso di riarmare l’Europa che pur ha speso quasi il 60% in più del “nemico russo” in armamenti e “difesa” nel 2024. Magari i russi sono uno stato, con un governo unico come tutti gli stati, che ha una strategia coerente che segue negli anni e non un caotico coacervo di 27 stati e staterelli.
Allora gli europei di buona volontà hanno deciso di indebitarsi per comprare più armi, perché come dice il facente funzione di coordinatore, tale Ursula von der Leyen (nobildonna prussiana che però difende la “democrazia”), la “pace si ottiene con la forza”. Strano, è lo slogan di Trump, ma ufficialmente la leadership di Bruxelles sarebbe “contro” Trump. Oramai gli europei non sono neanche più in grado di forgiare uno slogan, quello di Borrell su noi come “giardino accerchiato dalla giungla” in realtà è preso da un libro di R. Kagan massimo teorico dei neocon.
Sembrerebbe invero che così vogliano convincere l’anziano popolo europeo della necessità di dare quel x% di spesa in armi in più che pretendeva proprio Trump ma senza dirlo, anzi dicendo che lo fanno contro l’esuberanza neo-imperiale del russo Putin e non solo.
Costui è a capo della Russia dal 1999. Fino al 2022 quando ha deciso di violare i confini con l’Ucraina, era ritenuto un partner affidabile, si comprava dai russi l’energia per le nostre industrie e case, venivano qui in vacanza, le nostre banche erano piene dei loro dollari, si facevano affari che, come diceva Montesquieu, è sempre meglio che farsi la guerra. Non era più “autocrazia” di oggi, ma pare che a nessuno fregasse niente. Poi il russo ha fatto Ivan il pazzo, d’improvviso, senza ragione o almeno così molti dicono. Strano, passava per un astuto e freddo calcolatore. Sebbene i russi abbiano preso una porzione di Ucraina oggi più o meno pari a quella del primo mese di guerra, tenendola a volte a fatica per tre anni, gli europei si sono convinti che i russi vogliano e possano invaderli più in profondo, da cui l’obiettiva necessità di armarsi di più.
Ma non ci sono solo i russi. Come evidenzia il testo approvato di recente dal parlamento europeo con una maggioranza del 63% circa, ci si riarma più di quanto già non ci si armi anche contro la Cina e per difendere i minacciati interessi europei in Africa (?), il Mar Nero, il Baltico, l’Artico, La Groenlandia, Cipro, in Libia, contro Bielorussia, Corea del Nord, Iran. Siamo pochi (popolazione UE 5,7% del mondo), vecchi, accerchiati da barbari, ma indomiti!
Massacro semi-genocidario sulle coste del Mediterraneo ad opera di Israele? Bene. Colpo di stato in Siria? Benissimo, applausi per la nuova leadership di jihadisti pentiti. Poi questi fanno pulizia etnica della minoranza alawita lasciando le strade piene di cadaveri e il neo presidente s’è scritto una Costituzione provvisoria che però durerà almeno cinque anni prima di iniziare, eventualmente, un nuovo processo costituzionale normale. Ma tocca avere pazienza e chiudere un occhio, nel frattempo questa isola della ragione che siamo gli ha tolto ogni sanzione, amici o quantomeno conoscenti simpatici.
Come si legge in quel documento approvato, siamo al catechismo della strategia operata dalla precedente amministrazione americana (Biden), quella della guerra mondiale “democrazie vs autocrazie”, l’Asse del Male vecchia fissa neocon, gente che fa disastri da più di trenta anni, prima repubblicani con Bush junior, poi democratici con Biden senior. Solo che adesso tutto ciò è rivendicato come autonoma “filosofia europea per la nuova Era complessa”. Non è presente in alcun programma elettorale dei partiti votati, ma che importa, l’élite è tale perché è sempre un passo avanti rispetto al popolo, la democrazia è troppo lenta.
Nei fatti, sposa l’idea della “pace attraverso la forza”, permette ai Paesi associati nuovi debiti per alzare la spesa militare rispetto al Pil come chiesto da Trump, offre quindi questa marchetta per contrattare i dazi, aumenta l’import di armi e elettronica dagli USA (e permette a Trump di diminuire la propria spesa militare) visto che su molti item militari non è autonoma, né lo sarà per molto tempo, abbandona di colpo le paturnie sul New Green Deal (straccia l’inutile PNRR e il Next Generation), conferma l’allineamento con Washington contro la Cina e per nuove avventure NATO nell’Indopacifico, a fianco senza se e senza ma con Israele ora in preda a progetti di persecuzione totale dei palestinesi oltre quelli di Gaza. Continuando ad appoggiare ed armare l’Ucraina, tiene relativamente sottopressione i russi mentre gli americani sono liberi di sondare le proprie possibilità di appeasement, recitando il format del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Però -occhio- è contro Trump!
Si fa così felice la banco-finanza anglosassone che ha eletto Starmer suo nuovo Churchill, si dà un po’ di respiro alla esangue metallurgia e siderurgia europea, si tiene al caldo il punto strategico del liberalismo dem americano mentre nei fatti si obbedisce ai diktat di bilancio NATO imposti dal nuovo Nerone di Washington. Prima o poi arriverà a più miti consigli o a ottantacinque anni suonati sragionerà come il precedente presidente e proverà a passare la mano all’inadeguato Vance. Intanto, tocca adattarsi ma senza dirlo.
In Italia, c’è chi scende in piazza per l’Europa. Armata? Di pace? Ridistributiva o finanziarizzata? Elitista o democratizzata? Federale? Federale a 27 ma anche con Ucraina e Georgia? Per una “geopolitica europea”, ma senza un ministro della Difesa, perché non c’è un Governo unificato e un Presidente del Consiglio, il minimo di assetto di una pur scalcinata “democrazia liberale”.
Tutto senza che mai qualcuno abbia mai provato seriamente a provare a dettagliare in concreto di cosa sta parlando quando invoca “Europa Unita”, pensando che “nazionalisti” siano solo gruppuscoli stupidamente “sovranisti” e non la mentalità profonda di tutti gli europei (alcuni addirittura regionalisti) e loro élite politiche che in una vera federazione scomparirebbero d’incanto e sono quindi in conflitto esistenziale profondo.
Dagli anni Sessanta, si sono avuti più di sessanta-settanta anni per sviluppare un reale progetto di Stati Uniti d’Europa, ma quando vai a cercare in letteratura di studio e non pamphlet di sconosciuti editi da case editrici sconosciute, non trovi semplicemente niente. Ora, d’improvviso, per far dispetto a Putin e Trump, diamoci sotto!
Bene, cominciate a spiegare agli europei del nord che si faranno governare da quelli del sud, da quelli occidentali a farsi governare da quelli orientali che ancora trenta anni fa neanche erano “democrazie”.
Nessuno ha mai preso sul serio il concetto di Stati Uniti d’Europa semplicemente perché non è possibile. Non è impossibile oggi o ieri per ragioni di cattiva volontà ed egoismo, è impossibile per chiunque provi minimamente a dettagliare forme, procedure, processi, strumenti di una possibile road map che vada in quella direzione, è impossibile nei fatti, piaccia o meno l’idea. Era impossibile nel 1951 quando si provò a promettersi una unione federata tra soli sei stati tutti usciti a pezzi dalla guerra, oggi poi a 27 se non di più siamo alla surreale barzelletta.
Alcuni la possono ritenere “cosa buona da pensare” ma non ha alcuna speranza di passare dalla vaga enunciazione di Spinelli e Rossi (e prima di loro Kalergi) a fatto, non ce l’ha mai avuto, non ce l’avrà mai.
Come gli americani fanno finta di discutere di generi, pari opportunità, ecologia sì o no evitando i fondamentali della struttura sociale, così gli europei hanno preso a discutere di bombe atomiche, difesa dei valori di civiltà, D&D (debito e difesa), senza neanche scalfire di striscio il senso duro della loro condizione reale.
Il tutto per il popolo più anziano del mondo, sempre più privo di industrie, neanche più di tanto competitivo nella banco-finanza, impoverito, assente dalla ricerca e sviluppo dell’A.I. e delle cogno-nano-bio-info tecnologie. Che ora si indebita e tra due anni sarà chiamato dalle agenzie di rating che sono proprietà dei fondi che ora ne comprano il debito in piena euforia “a la guerre comme à la guerre “a ridurre l’esuberanza debitoria.
Come? Ma che sciocchini, come al solito, meno spesa sociale (welfare), più privatizzazioni ovvero azionariato offerto a prezzi stracciati ai fondi stessi.
Tutti contenti, evviva!. La banco-finanza occidentale, gli inglesi che tornano ad avere un ruolo geopolitico, Trump, i neocon-dem appena un passo indietro ma tesi a prepararsi al grande ritorno, gli atlantisti, il capitalismo metallurgico e militare, le élite europee che passano da un disastro all’altro ormai da qualche decennio senza che nessuno mai gli chieda conto. Gli europei? Semplicemente non vedono la realtà, sono immersi in una bolla di rimozioni nevrotiche ben tornite, sono ciechi.
Come diceva il poeta: “È il segno dei tempi quando dei pazzi guidano i ciechi”.
[Per strappare un sorriso all’espressione amareggiata del prode lettore e lettrice del post, regalo un tweet di come l’anarco capitalista Musk vede l’UE. Quanto a pazzi non ci facciamo mancare nulla]
IL MONDO È DI CHI FA PROGETTI (quindi non è nostro).
Di Pierluigi Fagan
Pochi mesi dopo l’inizio del conflitto russo ucraino, postai articoli con dichiarazioni molto ben argomentate di Zelensky, nei quali il nostro dichiarava che l’Ucraina sarebbe diventata “l’Israele d’Europa”.
Si riferiva all’idea che, finito il conflitto (era da poco iniziato, ma lui pensava già al “dopo”), Kiev sarebbe diventata un polo tecnologico grazie ad investimenti esteri (occidentali), lanciando così una Ucraina 2.0 nel futuro dell’info-digitale-globale. Per la verità già c’era una storia poco illuminata di fabbriche di biotecnologie soprattutto americane (con dietro storie ancora più oscure in cui si diceva coinvolto il figlio di Biden) dislocate nel paese che, prima della guerra, era noto per essere fuori dal novero dei paesi civili e democratici, come sancito dal Democracy Index del the Economist da qualche anno.
Lo stesso “inner circle” di Zelensky, di cui alcuni rappresentanti abbiamo apprezzato nei talk italici, era composto da giovani rampanti, anglofoni, poco più che trentenni, allevati nelle università anglo-americane. Giovanotti e giovanotte perfettamente in linea culturale con questa idea di una Nuova Ucraina che tramite il bagno di sangue, sarebbe transitata da “stato fallito” a punta di lancia info-tecnica dell’Occidente intero. Tanto al fronte mica ci andavano loro.
La cosa aveva senso non solo in termini di contenuto, ma anche di forma in quanto una Ucraina così importante dal punto di vista della ricerca, sviluppo e produzione strategica per l’intera Europa, sarebbe stata di fatto nell’UE e nella NATO a prescindere da quanto tempo concreto si sarebbe impiegato per ratificarlo. In un altro post, poco tempo dopo l’inizio della guerra, riferivo del noto gruppo di interesse che collettava la galassia atlantista stabilitisi a Kiev da tempo che, già ai tempi dell’elezione di Zelensky, interveniva pubblicamente dicendogli cosa doveva e non doveva fare. Zelensky è stato eletto nel 2019, ma questa gente operava massicciamente in Ucraina da anni.
Tutte cose a suo tempo del tutto note a chi segue le questioni geopolitiche con serietà ovvero non chi si sveglia la mattina e si mette a commentare fatti (o meglio articoli di giornali che danno una certa versione dei fatti) come se questi sorgessero improvvisi dal cappello magico del Mago Epifenomeno.
Per altro, occorre lettori e lettrici comprendano che chi scrive non è un giornalista ed ha poco o nulla interesse a far da cane di caccia di questi dietro le quinte. Come studioso, so perfettamente che ci sono i dietro le quinte, è nella storia, come lo sanno tutti quelli che trattano questi argomenti. Basta quindi approcciare il fenomeno del mondo facendosi le domande giuste, basta una intervista a Zelensky, basta capire cosa sta dicendo dietro ciò che sta dicendo, unirlo ad altre info e si ha il quadro senza passare la vita a scavare nella fogna degli eventi che scorre sotto le nostre strade pulite, resilienti, inclusive, innovative, sfidanti, futuro-promettenti e quanto alla galassia dei “valori” con cui si baloccano le menti ignare della realtà pensando di vivere nel migliore dei mondi possibili.
Non solo gli studiosi, anche i poeti sanno queste cose come ad esempio T.S.Eliot per il quale era noto che “Il genere umano non può sopportare troppa realtà”. Cosa arcinota anche ad ogni potere che riveste le scabrose vicende proprie di ogni potere di confezioni profumate, colorate, morbide ed attraenti ovvero ideologie, passioni, valori, identità, manifesti etici. Chi li vota e chi si sottomette al loro comando, avrebbe uno choc nello scoprire quanto è disgustosa la faccenda.
Molti studiosi abboccano anche loro alla versione parolaia delle realtà, debbono campare quindi lo fanno per lavoro o per debolezza psico-cognitiva. Altri sopportano il male del mondo, c’è, che ci vuoi fare, almeno cerchiamo di capire come funziona, magari troviamo il modo per diminuirlo un po’. I poeti, invece, poverini, ne escono con l’anima maciullata visto che di impostazione sono persone che vivono coltivando la sensibilità umana. Per questo tra i poeti c’è il più alto tasso di suicidi.
Ad ogni modo, eccoci all’approdo odierno di cotanta storia. Copio + incollo da Repubblica di stamane:
«L’Ucraina diventerà l’Israele d’Europa». Gli analisti militari più esperti usano questa immagine per spiegare il senso della cosiddetta Alleanza delle industrie della difesa, l’iniziativa lanciata dal presidente Zelensky davanti a 252 produttori di armamenti ed equipaggiamento giunti a Kiev da trenta Paesi per partecipare al primo forum internazionale del settore organizzato a conflitto in corso. «L’Ucraina nel futuro prossimo vuole essere insieme hub della tecnologia bellica occidentale più avanzata e prima utilizzatrice delle forniture realizzate nel suo stesso territorio», concordano gli analisti. Non più solo consumatrice di sistemi d’arma, quindi, ma anche produttrice ed eventualmente esportatrice. «È lo scenario più plausibile, che ricorda appunto la situazione in cui si trova Israele». C’è da apprezzare il buonsenso dell’idea, da consumatore e produttore, razionalità economica e strategica in un colpo solo.
“Zelensky ha anche un secondo scopo, però: attrarre investimenti e creare partnership con l’industria internazionale della difesa, sia pubblica che privata, finalizzando joint venture che portino alla delocalizzazione, cioè alla produzione delle armi Nato direttamente in Ucraina. “ dice Rep. Ucraina bene comune dell’Occidente ed hot spot governato da una banda di oligarchi trafficanti d’armi che è poi esattamente quello che facevano anche prima della guerra, assieme a corpi di giovani donne e traffico di droga e continuano a fare “per finanziare la propria eroica resistenza”, certificato dal rapporto 2013 del Dipartimento di Stato americano INCSR (International Narcotics Control Strategy Report che elegge lo sfortunato paese, hub internazionale di primo livello nel black-business). Oddio “per finanziare la propria eroica resistenza” magari è un po’ esagerato visto che è abbondantemente finanziata da noi e dagli americani.
Deliziosa la chiusura dell’articolo del giornale di Molinari: “Dietro la mossa di Zelensky, dietro l’Alleanza offerta all’industria della guerra (concordata con Washington assicura il giornale e sponsorizzata dall’industria delle armi britannica e tedesca che poveretti, ora hanno problemi con la loro industria metallurgica visto che gli hanno tagliato il gas), c’è anzitutto un’esigenza. Impellente e decisiva. Kiev ha percepito che l’aiuto degli alleati non sarà per sempre e non sarà per sempre a costo zero. Glielo ha ricordato, ancora due giorni fa, il ministro della Difesa francese Lecornu. «Gli arsenali francesi si stanno svuotando. La fornitura gratuita di armi deve diventare l’eccezione, la regola dev’essere la partnership industriale». Che, tradotto, significa che l’Ucraina, nel medio termine, dovrà mettere in conto di dover pagare per veder arrivare le armi che le stanno consentendo di resistere alla Russia.”. Eh cribbio, mica vorremmo passare la vita a dare soldi agli ucraini per le armi no? Che se le producano loro!
Grandioso, e con quali soldi gli ucraini dovrebbe far investimenti per diventare la Nuova Israele? Ma che sciocchini che siete, coi nostri e con quelli di tutto il complesso finanziar-militar-industrial-commerciale che è la vera punta di lancia dell’Industria 4.0 con cui gli americani sperano di evitare il tramonto occidentale, con qualche app ed un po’ di intelligenza artificiale attorno.
Passano gli anni, i decenni, ma l’essenza occidentale non fa un passo avanti, amiamo le tradizioni. Sì, va be’ c’è qualche maschio che si traveste da femmina, siamo per una nuova etica con cui trattare gli animali (Nussbaum), andiamo dallo psicologo perché non sopportiamo il peso della consapevolezza della sesta estinzione di massa che avanza a grandi passi, però in fondo amiamo la nostra essenza eterna: à la guerre comme à la guerre!
Così chi può, ha deciso che affronteremo l’era complessa con meno cultura, mono-informazione, più lavoro a meno costo e diritti, democrazia di nome ma ormai non più di minimo fatto, grandi ondate di indignazione contro il Male del mondo autocratico, arabo, africano, cattivo, insensibile, infame, discriminatorio.
Il mondo è di chi fa progetti, questo è il progetto per il nostro Occidente, pensato e composto da decenni, preparato, guidato, tessuto con perizia e pazienza mentre voi vi dedicate alle pesche. Se poi qualcuno ha l’ardire di farvelo notare, sarà sicuramente un complottista. L’importante è che non vi venga neanche per l’anticamera del cervello il dubbio che il mondo va, più o meno per come qualcuno l’ha progettato, che le strategie non esistono e che tutto accade come lo vedete, a caso, azione-reazione.
Un tizio maligno dopo venti anni di proscenio mondiale, accorpato addirittura nei G8, con cui abbiamo fatto lingua in bocca per anni ed anni, una mattina si sveglia e si ricorda che lui è l’erede di Pietro il Grande, invade l’Ucraina e noi ci alziamo come un sol uomo al grido di “Libertà, Liberta!”. Da qui alla Nuova Israele è un attimo, segue Armageddon. Valore dei classici…
DAL PUNTO DI VISTA DI ZELENSKY.
Di Pierluigi Fagan.
Avrete notato forse che Zelensky ha un preciso entourage e sono tutti mediamente giovani. Molti hanno studiato o lavorato in Gran Bretagna, qualcuno in America. Alcuni di loro zampillano dalle nostre reti televisive o in video on line e sono tutti dotati di capacità argomentativa non banale, sono molto decisi e cosa più importante, sono coordinati nel senso che sembrano usciti da una riunione di briefing in cui hanno condiviso tutti una unica linea. Si può ipotizzare esista una sorta di Zelensky & Partners, un gruppo coeso ed omogeneo di persone che condividono una precisa strategia politica per tenere il potere in Ucraina al fine di …?
Isoliamo questo soggetto collettivo, dimentichiamoci chi ha intorno come partner interessato (USA, UK, una parte dell’Europa orientale e dei vertici della burocrazia euro-unionista, l’oligarca Kolomoyskyi) concentriamoci sulle sue proprie ipotetiche intenzioni. Come forse saprete, questo gruppo è diventato un partito poco prima finisse la terza stagione della serie televisiva che vedeva Zelensky come protagonista. Si è presentato alle elezioni del 2019 e secondo quanto scriveva the Guardian tre anni fa quando ancora non eravamo arruolati: … con “poche informazioni sulle sue politiche o sui piani per la presidenza, basandosi su video virali, concerti di cabaret e battute al posto della tradizionale campagna elettorale” ottenendo un insperato 30%.
La geografia del voto di questo primo turno, lo collocava al “centro”, sia geografico che politico. Ad ovest i nazionalismi di Poroshenko-Timoshenko, ad est i filo-russi confezionati in partiti apparentemente più di “sinistra”. Un gruppo di giovani ben intenzionati, con tecniche di marketing e comunicazione mediatica molto “occidentali” ha incarnato una possibile speranza. Sappiamo che questa speranza stava scemando prima del 24 febbraio, gli indici di gradimento della Zelensky e Partners (Z&P) erano in discesa e la rielezione fra due anni era data come improbabile.
Non credo si possa pensare che la Z&P fosse solo una associazione di potere ovvero un gruppo che ha tentato e vinto il vertice della tribolata nazione. Come detto sono “giovani” e rampanti e sembrano animati da ideali forti, giusti o sbagliati che siano, sembrano un gruppo di giovani europei occidentali e filo-anglosassoni che si sono paracadutati in un complicato e declinante paese ex sovietico. Sono svegli, attenzione a rubricarli sotto la semplificata categoria dei “manipolati”, se lo sono (e certo lo sono) è perché hanno interesse ad esserlo. Ma per fare cosa?
L’UCRAINA PRIMA DELLA GUERRA: Prima dell’inizio della guerra, l’Ucraina era il 133° paese al mondo (quindi su 190 e poco più Stati) per pil pro-capite. In pratica, tra Guatemala ed El Salvador. Il peggior Paese dell’UE in questa classifica è la Bulgaria, 84°. Il risultato non cambia molto se usate il Pil PPP. A queste condizioni, l’Ucraina non sarebbe praticamente mai potuta entrare nell’UE. L’ammissione poi non avrebbe solo avuto a parametro questi indicatori quantitativi e su quelli qualitativi come trasparenza, corruzione, sostenibilità e prospettive, le cose sarebbero andate -se possibile- anche peggio.
Dal 2000 al 2021, l’Ucraina ha perso il 15% della sua popolazione per migrazioni, scarsa fertilità (la più bassa d’Europa) ed elevata mortalità tra gli anziani. È dal 1994 che l’Ucraina perde popolazione. Hanno anche perso la Crimea e forse potremmo metterci anche le due repubbliche popolari, sempre che non si debbano aggiungere abitanti dei vari territori che gli ucraini hanno già perso e continueranno a perdere nel proseguo del conflitto. L’ultimo censimento è ancora al 2000 e dichiarava 42 milioni di abitanti, ma altre stime più aggiornate (fatte dagli ucraini stessi) scendono fino a 32 milioni. Gli attuali 6 milioni di profughi, da vedere poi quanti di questi rimarranno fuori o rifluiranno verso casa, sarebbero ad occhio un altro -15% di popolazione in soli due mesi e sempre che si fermino qui.
Hanno anche la più alta percentuale di popolazione femminile in Europa dopo la Lituania e il secondo posto per tasso di mortalità dopo i bulgari. Molte donne quindi ma anche penosi indici di diseguaglianza di genere, 88° posto su 189 paesi secondo l’ONU . L’alto tasso di mortalità è dovuto alla congiura di diversi fattori quali l’inquinamento atmosferico dove c’è industria pesante, alcol, tabagismo, cattiva alimentazione, cattiva qualità del sistema sanitario nazionale.
Come saprete, la composizione etnica è mista con due poli, pienamente ucraina e tendenzialmente di cultura balto-slava europea all’estremo occidente, più russofona-fila all’estremo oriente. Il fiume Dnepr taglia in due il continuum ucraino e funge da separatore tra due diverse composizioni socio-demo su molti item.
A livello di criminalità, l’Ucraina è storicamente attiva la tratta di giovani donne avviate alla prostituzione in Europa mentre dai tempi della grande svendita degli asset militari sovietici dopo il 1991, è altrettanto attivo il traffico d’armi. Global Organized Crime Index nel rapporto 2021, quotava l’Ucraina come “il” o “uno dei principali” mercati d’armi in Europa, soprattutto piccoli e medi calibri e relative munizioni derivate dall’incessante flusso di armamenti proveniente dagli Stati Uniti da almeno venti anni. Armi ridistribuite al terrorismo e criminalità di mezzo mondo. È chiaro che l’attuale flusso proveniente soprattutto dall’Europa restia ad impegnarsi su armi di maggior peso, darà altro impulso al traffico. Quanto alla prostituzione e la tratta di esseri umani il problema è così vasto e profondo da meritare addirittura due specifiche pagine di Wikipedia.
Il rapporto 2013 del Dipartimento di Stato americano INCSR (International Narcotics Control Strategy Report) classifica l’Ucraina come uno degli hub chiave per il traffico di droga internazionale ed il primo hub per l’entrata in Europa di cocaina ed eroina tramite i porti di Odessa e Mariupol. La mafia ucraina è in solidi affari (armi, droga, donne) specie con la ‘ndrangheta calabrese.
Due anni di Covid con uno dei bassi indici assoluti di vaccinazione, hanno prodotto statistiche severe e gravi impatti sulla già claudicante economia e relativa organizzazione sociale.
Come segnalammo qualche post fa, l’Ucraina non era ritenuta un paese democratico dal the Economist nella sua speciale classifica condotta dal 2006. L’Ucraina era ritenuto il paese all’ 86° posto del Democracy Index, tra le Fiji ed il Senegal, qualificato come “regime ibrido” . Dal 2020, il Governo ha intrapreso una serrata lotta con la Corte costituzionale che ne limitava l’azione volta a porre leggi più rigide e severe, saltando però le cautele costituzionali. Complice la guerra, ha potuto arrestare e far sparire molta gente scomoda, silenziando i media non conformisti, mettendo fuori legge partiti nemici. La legge marziale è oggi prorogata almeno fino a fine maggio.
La diagnosi problematica è che l’Ucraina era sostanzialmente un paese fallito. Troppo grande, troppo poco popolato, troppo etnicamente disomogeno, troppo asimmetrico nei generi, troppo povero, strutturalmente troppo agro-industriale quando l’Occidente invece si è sviluppato nei servizi, troppo influito dai minacciosi vicini russi. Con troppi interessi di mezzo come nel sistema degli oligarchi tra cui un congruo numero di veri e propri delinquenti dediti al traffico di donne, armi e droga, tra l’altro spesso proprietari di vari mezzi di informazione. Un sistema del genere non aveva alcun futuro possibile e senz’altro nulla che potesse interessare il gruppo dei giovani Zelensky & Partners. Decennale e molto improbabile il processo necessario a riformarsi per entrare nell’UE. Che fare?
L’UCRAINA DOPO LA GUERRA? L’obiettivo strategico di Zelensky è stato dichiarato ai primi di aprile. Z. ha dichiarato l’obiettivo di far dell’Ucraina una “Grande Israele” . Lasciate perdere il lato religioso del riferimento e concentratevi su quello geopolitico e strategico-economico. Israele è un paese non in pace, permanentemente all’erta contro nemici di circondario. Questo è un ottimo ordinatore interno perché semplifica la vita politica, quantomeno tutti gli israeliani sono uniti nell’idea di doversi difendere da vari nemici di circondario. La pratica dell’obiettivo prevede una militarizzazione importante della vita civile e soprattutto una chiara direzione di sviluppo dell’attività economica.
Questo ha fatto di Israele quello che un fortunato saggio americano del 2009 definì una “Start up Nation”. I primati tecnologici, di brevetto e sviluppo, di Israele nelle nuove tecnologie è universalmente riconosciuto e si ricordi che se queste attività partono da strategie militari, le ricadute civili sono anche importanti.
La stessa questione poco chiara dei bio-laboratori in conto terzi che già affollerebbero l’Ucraina disegna una possibilità di ospitare le forme di ricerca più avanzate ma anche più rischiose, ad esempio sull’A.I., un po’ come hanno tentato di fare i sauditi in cerca anche loro di un futuro, nel loro caso post-petrolifero. Elon Musk gli ha già portato i terminali per Starlink. La ricerca avanzata in questi campi rischiosi da parte di USA, UK, Francia, Germania, ha bisogno di de-localizzare i rischi che non si possono correre nel proprio paese.
Gli investimenti militari e una mentalità orientata all’efficienza digitale, necessaria per qualunque guerra, potrebbero rappresentare lo stesso motore di innovazione per l’Ucraina, che già può contare su quattro “unicorni” – GitLab, Bitfury, People.ai e Grammarly – e su un ecosistema che è cresciuto di dieci volte negli ultimi cinque anni, passando a un valore complessivo di oltre 600 milioni di dollari e 146mila brevetti. Unit.city a Kiev è già oggi il più importante parco tecnologico dell’Europa orientale. Si tenga conto che questo posizionamento, è lo stesso occupato da dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia dalle tre repubbliche baltiche che, tra l’altro, son quelle che hanno registrato gli indici di crescita economica più importanti in Europa, negli ultimi decenni. Ma, come nel caso israeliano o delle repubbliche baltiche, questo tipo di sviluppo economico centrato sull’ICT, può reggere solo una demografia più giovane e contenuta di quella precedente.
L’UCRAINA IN GUERRA. La guerra, si sa, è un acceleratore. Nelle complesse transizioni storiche, la guerra ha svolto sempre il ruolo di “distruzione creatrice”, concentrare dinamiche disordinanti in poco tempo pagando con morti e distruzione materiale, una sorta di necessaria operazione senza anestesia, dolorosa ma necessaria.
Z&P si sono immediatamente mostrati pronti al conflitto e lo hanno gestito, certo anche aiutati, in modo davvero abile. Z&P avevano ed hanno bisogno della guerra per fare o far fare ai russi, operazioni di semplificazione dell’Ucraina. Rimpicciolire un territorio ingestibile e irriformabile. Chiarirne la composizione etnica rendendola omogenea. Diminuire la popolazione accettando la perdita di numeri per cessione territori ai russi e profughi scappati da tutte le parti. Servire la causa anglosassone sia di messa in profondo stress della Russia, sia della sua attuale dirigenza (Putin), sia di fargli usare la “tragedia ucraina” come perno per i regolamenti di conti nella battaglia di grande strategia tra bipolarismo e multipolarismo ottenendo in cambio protezione, gratitudine ed investimenti futuri per fare della martoriata Ucraina un caso di “futuro vincente” il che presuppone vari, futuri, piani Marshall. Ottenere in contropartita anche la necessaria spinta da parte americana verso la recalcitrante Europa, ad abbracciarne la causa al punto da comprimere i complessi passaggi per la piena entrata nella sfera europea che è l’obiettivo primario. Assorbire nel progetto i nazionalisti occidentali, distruggere l’ordito economico-sociale precedente, fare perno su una nuova classe militare forgiata in una guerra di resistenza e quindi potenziata in armi, logistica e potere.
Tutto ciò presuppone due cose sul campo. La prima è che gli ucraini sanno benissimo che perderanno formalmente la guerra coi russi al di là dei proclami, come si è lasciato sfuggire il noto gaffeur Boris Johnson rilevando quello che i suoi servizi e militari gli hanno spiegato a telecamere spente. Non è in discussione che l’Ucraina perderà o il sud-est o la parte ad est del Dnepr, si tratta solo di vedere come ed in che tempi. La seconda è che una guerra persa secondo i canoni normali di conteggio di territori persi, ordine perso, morti e distruzioni, può esser una guerra vinta se l’obiettivo è avere una Ucraina semplificata, compattata, assunta nell’alveo occidentale, velocemente, senza se e senza ma. Si compra un futuro pagandolo con la svendita del passato.
Non solo quindi la guerra sarà lunga, il tempo necessario a far pagare ai russi prezzi su prezzi sempre più alti come desiderato dagli sponsor anglosassoni, ma non finirà mai formalmente. La Nuova Ucraina in rampa di lancio per una modernizzazione 2.0 accelerata, avrà bisogno sia di ritenersi in “conflitto permanente”, sia di tenere attorno a sé i suoi preziosi alleati, sia internamente sospendere le normali convenzioni socio-politiche per procedere a tappe forzate verso la transizione di fase alla nuova terra promessa, la “Grande Israele”.
Mi rendo conto che questa è solo una articolata ipotesi, la questione -come vedete- è molto complessa, è sempre una questione di numero di variabili di cui tener conto e di come queste giocano assieme in un dato contesto di cui non si governano tutte le dinamiche, un gioco rischioso. Ma dietro ogni conflitto ci sono nodi e bisogno di scioglierli. Conosciamo forse la visione dei nodi dal punto di vista russo ed anglo-americano, da quello degli europei orientali e delle non perfettamente allineate tra loro élite di Bruxelles (Michel, von der Leyen, Borrell) e dei paesi europei occidentali, Francia e Germania in testa.
Ma sul campo giocano coi morti solo russi ed ucraini, capire la strategia di questi ultimi è indispensabile per capire meglio cosa succede e poter ipotizzare cosa succederà.