IL CONTROLLO DEL DISCORSO PUBBLICO SUI SOCIAL
Mentre i propagandisti di guerra cercano disperatamente di coprire le balle della narrazione Usa-Nato sul conflitto in Ucraina (lo fanno partire dall’anno scorso per avvalorare il frame aggressore/aggredito) con toppe peggiori del buco (“Il decisore politico deve agire con lucidità laddove l’opinione pubblica non ce l’ha”), senza riuscire, peraltro, a evitare il doppio standard di cui tutti si stanno accorgendo (perché aggressore/aggredito non vale per Israele/palestinesi? Perché si incrimina Putin e non anche gli architetti Usa della guerra illegale in Iraq, coi loro alleati europei?), è passata sotto silenzio una notizia clamorosa che riguarda il controllo del discorso pubblico sui social: il giornalista inglese Alan MacLeod s’è accorto, esplorando LinkedIn, che Facebook, Twitter e Google hanno assunto ex-agenti Cia e Fbi per il fact-checking dei contenuti che vi transitano, per esempio quelli sulla guerra in Ucraina (bit.ly/3TPyG8h); e che “la maggior parte delle organizzazioni di fact-checking con cui Facebook collabora per monitorare e regolare le informazioni sull’Ucraina (sopprimendo ciò che viene giudicato fake news) sono finanziate direttamente dal governo Usa tramite le ambasciate Usa dei loro Paesi e il National Endowment for Democracy (Ned), che fu creato da Reagan come facciata per la Cia” (bit.ly/3JTTmaG). Le nove organizzazioni sono StopFake, VoxCheck, Fact Check Georgia, Demagog, Myth Detector, Lead Stories, Patikrinta15min, Re:Baltica e Delfi. Meta (Facebook) spiega: “Per ridurre la diffusione della disinformazione e fornire agli utenti informazioni più affidabili, collaboriamo con fact-checker indipendenti a livello globale, tutti certificati dalla Rete internazionale di verifica dei fatti (Ifcn). L’Ifcn, una filiale del Poynter Institute, si dedica a riunire i fact-checker in tutto il mondo.” MacLeod fa notare il problema: almeno cinque di quelle nove organizzazioni sono pagate direttamente dal governo Usa, uno dei belligeranti principali in Ucraina; e anche il Poynter Institute è finanziato dal Ned. Inoltre, molte organizzazioni di fact-checking ricevono finanziamenti da Paesi Nato. Fa l’esempio di StopFake: fondata nel 2014, è finanziata dall’Atlantic Council, un think tank della Nato, dal Ned, dal British Foreign and Commonwealth Office, dall’Ambasciata britannica in Ucraina e dal ministero degli Esteri ceco. StopFake ha legami con The Kyiv Post, un canale ucraino finanziato dal Ned. L’Ifcn scrive che StopFake controlla soprattutto storie dei media russi, e che fu creata con l’occupazione russa della Crimea nel 2014 contro la “campagna per ritrarre l’Ucraina come uno Stato nazista dove prosperavano antisemitismo, razzismo, omofobia e xenofobia”. MacLeod: “L’Ucraina ha uno dei più forti movimenti di estrema destra in tutta Europa. Sfortunatamente, StopFake non è uno spettatore apolitico in questa ascesa”. I video di StopFake (eccone uno: bit.ly/3KjbJr1) esaltavano i battaglioni Aidar, Dnipro-1, C14 e Azov: gruppi neonazi e suprematisti di cui, dopo le denunce di Amnesty International e dell’Alto Commissario per i Diritti umani dell’Onu, sono noti gli abusi, che includono crimini di guerra. “Nel febbraio dello scorso anno, Facebook annunciò la modifica delle sue regole sull’incitamento all’odio per consentire l’elogio del battaglione Azov”, scrive MacLeod. Per curiosa coincidenza, agli inizi dell’attuale conflitto ucraino Mentana disse nel suo tg: “Il battaglione Azov non è un battaglione neonazista”. E chi fa il fact-checking per Facebook in Italia dall’ottobre 2021? Open, il giornale online fondato da Mentana, la cui sezione fact-checking, membro attivo dell’Ifcn dall’aprile 2021 (bit.ly/3LZWtjK), di recente ha bollato come fake news l’articolo del premio Pulitzer Sy Hersh che accusava Usa e Norvegia del sabotaggio Nord Stream. Chi avrà ragione? Lucio Battisti: “Lo scopriremo solo vivendo”.
Pur avendo uno staff di funzionari statali, il Ned è una società privata, quindi non soggetta alle norme e al controllo pubblico a cui sono soggette le istituzioni statali. Il Ned è stato coinvolto in molte operazioni controverse, come il tentativo di rovesciare il governo del Venezuela; e il colpo di Stato che nel 2014 spodestò il presidente ucraino filo-russo Viktor Yanukovich. MacLeod: “Il cambio di regime è una delle sue funzioni primarie. Lo fa istituendo, finanziando, sostenendo e addestrando tutti i tipi di gruppi politici, economici e sociali nei Paesi bersaglio. Ufficialmente, in Ucraina ha speso finora oltre 22 milioni di dollari”. Allen Weinstein, co-fondatore del Ned, ha ammesso al Washington Post: “Molto di ciò che facciamo oggi, la Cia lo faceva segretamente 25 anni fa”. Le società di fact-checking usate da Facebook decidono quali contenuti sulla guerra ucraina possono diventare virali e quali vanno soppressi come fake news. MacLeod: “Volevo sapere chi fossero, vista l’importanza che hanno sulla politica mondiale. Facebook è la più importante fonte di notizie del mondo, usata a questo scopo da tre miliardi di persone ogni mese. Nessun’altra organizzazione ha questo potere. […] Spiega Meta: “Ogni volta che un fact-checker valuta un contenuto come falso sulle nostre piattaforme, noi ne riduciamo la distribuzione per ridurre la visibilità e lo etichettiamo di conseguenza, per avvisare gli utenti che tentano di condividerlo”.
[…] Nel 2016 Google cambiò di colpo un algoritmo, e il risultato fu che siti di informazione alternativa persero per sempre gran parte del loro traffico Google: ‘Democracy Now’ ne perse il 36%, ‘Alternet’ il 63% e ‘MintPress’ il 90%. Questo rende insostenibile economicamente la loro attività: è un attacco alla libertà di espressione”. Maccartismo digitale: la nuova frontiera.
Per capire chi prenda certe decisioni, il giornalista Alan MacLeod ha esplorato LinkedIn, scoprendo la miriade di ex-agenti Cia, Fbi e Nsa che si occupano del fact-checking e della sicurezza informatica a Facebook, Twitter e Google (bit.ly/3TXfwNM, bit.ly/3zm6QXP, bit.ly/3M77os2). Sorprese anche a TikTok (bit.ly/3G3autl) e Reddit (bit.ly/40u852U). “Decidono cosa vedono gli utenti nei propri feed di notizie: costruiscono la loro realtà. Spaventoso, perché nessuno lo sa,” spiega MacLeod. Uno dei fact-checker è Aaron Berman, che in un promo di Facebook parla del suo lavoro nel “team contenuti” sostenendo l’importanza della trasparenza (bit.ly/40pnCkt, a 23’18”). MacLeod: “Ma omette il suo passato alla Cia. Ed è ridicolo che Facebook recluti, come arbitri morali su cosa è vero o falso, personale Cia, un’agenzia che ha una lunga storia di attività di disinformazione, colpi di Stato, centri di tortura e traffico di droga e di armi. Aaron Berman scriveva ogni mattina i memo di intelligence per i presidenti Obama e Trump; ora modera i contenuti della più grande media company al mondo. Questo è così distopico che è difficile esprimerlo a parole. Berman non è neppure il peggiore. Nel 2013 Scott Stern era il capo del targeting in Asia occidentale per la Cia. In pratica decideva chi veniva colpito ogni giorno dai droni in Yemen, Afghanistan e Iraq. La Cia stessa ha ammesso che il 90% delle persone uccise dai droni erano civili innocenti. Adesso Stern decide chi sparge disinformazione su Facebook e lo elimina da Internet”. Anche Nick Lovrien, vicepresidente di Meta, è un ex-agente Cia (bit.ly/40pnCkt, a 37’05”)”.
[…] MacLeod: “Oggi ci sono giornalisti che esistono solo per attaccare il sentimento progressista no-war e anti-imperialista che si sta formando. Ti dicono che sei una marionetta di Putin”. Il controllo del discorso pubblico non è certo una novità: nel 1977, dopo un articolo del New York Times di Sy Hersh sulla Cia che spiava gli attivisti no-war (nyti.ms/2AKuGz4), un’inchiesta di Carl Bernstein svelò che 400 giornalisti Usa avevano lavorato segretamente per la Cia (“La Cia e i media”: bit.ly/3zkANr4). MacLeod: “Ma oggi è tutto più palese. Ken Dilanian del Los Angeles Times inviava i suoi articoli alla Cia che glieli correggeva prima della pubblicazione. Quando uscì la notizia (bit.ly/414K5Uf), Dilanian fu promosso in tv: fa il corrispondente alla Nbc. È così che si fa carriera”.