Sasha è un minatore di 30 anni che lavora in una delle tante miniere artigianali (Kopanchi) situate nei pressi della cittadina di Torez, Ucraina Orientale; cresciuto assieme ai tre fratelli in un orfanotrofio locale, a seguito di un incidente occorsogli all’età di 8 anni Sasha ha perso la vista.
Stando alle visite specialistiche che ha effettuato nel corso degli anni, la cecità di Sasha è reversibile e potrebbe essere guarita da un trapianto di cornee. Tuttavia il costo dell’operazione e delle successive cure è totalmente al di fuori della portata delle finanze di Sasha.
Nonostante la gravissima disabilità, all’età di 15 anni Sasha ha iniziato a fare il minatore.
A causa dello scoppio della guerra civile in Ucraina e della conseguente crisi economica molte delle miniere ufficiali della zona hanno chiuso i battenti facendo sì che decine di minatori si riversassero a lavorare in quelle artigianali.
Per questo motivo, nonostante la sua altissima produttività, per un lungo periodo Sasha si è ritrovato senza lavoro, finché un giorno non si è imbattuto in Ildar, un Tartaro proprietario di un Kopanko, che gli ha offerto la possibilità di lavorare per lui.
Sasha è sposato con Evgenija ed insieme hanno tre figli: Valeria (14) e Sasha (10), nati dal precedente matrimonio di Evgenija, e la piccola Anja di due mesi.
Per 6 giorni alla settimana, alle 6:30 del mattino, Sasha si reca in miniera accompagnato da suo padre (che è impiegato nel medesimo Kopanko) e viene riaccompagnato a casa, al termine delle 8 ore di turno, dalla moglie o da uno dei due figli maggiori. Il tragitto per giungere sul posto di lavoro viene coperto quotidianamente in circa 40 minuti e prevede l’attraversamento della campagna locale e di un bosco.
La miniera in cui lavora Sasha è costituita da una fitta rete di cunicoli alti non più di un 1,20 metri ma che in alcuni punti non superano i 50 cm; questi cunicoli si spingono fino a circa 300m di profondità al di sotto di un piccolo laghetto naturale. Questo fa sì che in molti punti la miniera sia allagata costringendo Sasha ed i suoi colleghi ad ulteriori acrobazie al buio pur di raggiungere la vena mineraria.
La discesa di Sasha all’interno del pit avviene con la medesima velocità ed agilità dei suoi colleghi: nonostante la sua disabilità Sasha ha imparato perfettamente ad orientarsi nel labirinto sotterraneo e ad evitare tutti gli ostacoli e a schivarne i pericoli costituiti dalle traversine irregolari del soffitto, dalle pozze d’acqua, dall’argilla scivolosa e da tutti i dispositivi per l’estrazione spesso disposti esattamente lungo il tragitto.
Giunto nei pressi della vena mineraria il compito di Sasha consiste nel riversare con la pala il minerale frantumato a colpi di martello pneumatico all’interno delle vasche pronte a portare il materiale in superficie.
Compresso in uno spazio alto non più di 50 cm, completamente immerso nel rumore assordante dei martelli pneumatici, nella polvere di carbone e nell’oscurità resa totale dalla sua cecità, Sasha lavora senza sosta per 8 ore assieme ai suoi colleghi, per una paga che si aggira attorno ai 5000 rubli settimanali (circa 75 euro) che si vanno ad aggiungere ai 4000 rubli mensili della sua pensione di invalidità.
La speranza di Sasha è quella che la guerra finisca al più presto liberando il suo paese dalla morsa della crisi economica, in modo tale che il mercato del carbone ritorni fiorente come prima. In questo modo lui spera di tornare a guadagnare a sufficienza da potersi permettere un giorno quella operazione che gli restituirebbe la vista.